Eurovision Song Contest 2026: incertezza sulla presenza di Israele
La presenza di Israele all'Eurovision Song Contest 2026 di Vienna è incerta. Alcuni Paesi si sono schierati apertamente contro la sua partecipazione (Paesi Bassi, Slovenia, Irlanda e Islanda), minacciando di rinunciare alla manifestazione. Altri restano alla finestra (Spagna, Portogallo, Belgio) o comunque sono in fase di valutazione (Norvegia, Svezia, San Marino). Alla base delle perplessità ci sono le influenze che potrebbero subire le votazioni e i problemi di sicurezza.
C'è anche il fronte di chi è pro Israele e, qualora la sua partecipazione venisse messa ai voti, come ipotizzato dal quotidiano britannico Telegraph, a favore ci sarebbero Germania, Italia, Austria, Svizzera, Azerbagian, Cipro e Grecia. L'assenza di neutralità della Svizzera è l'altro evento forte.
L'Austria, tramite Roland Weißmann, direttore generale di ORF (l'equivalente della nostra RAI), ha reso una dichiarazione chiara: "Come organizzatori, diamo il benvenuto alla partecipazione di Israele ad Eurovision 2026".
Non si sono ancora espresse compiutamente Regno Unito e Francia, anche loro in una posizione di attesa, nell'ottica di monitorare gli sviluppi della situazione nell'immediato futuro, per poi prendere una posizione.
Martin Green, direttore del concorso, interpellato sul tema, ha dichiarato: "Comprendiamo le preoccupazioni e le opinioni profondamente radicate sul conflitto in corso in Medio Oriente. Ci stiamo ancora consultando con tutti i membri dell'EBU per raccogliere opinioni su come gestiamo la partecipazione e le tensioni geopolitiche intorno all'Eurovision Song Contest. I broadcasters hanno tempo fino a metà dicembre per confermare se desiderano partecipare all'evento del prossimo anno a Vienna. Spetta a ciascun membro decidere se vogliono partecipare al Concorso e rispetteremo qualsiasi decisione che le emittenti prenderanno".
Temistocle Marasco
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