Il trionfo di Jon Batiste
Il nome di Jon Batiste non è sicuramente ancora altisonante eppure ha letteralmente stracciato la concorrenza agli ultimi Grammy Awards. Ha annientato artisti del calibro di Justin Bieber, Olivia Rodrigo, Billie Eilish, re e regine del mainstreaming. Questo artista di 35 anni si è imposto con la qualità della sua musica e la particolarità della sua voce.
Era il favorito di questa edizione degli Oscar della musica americana ed effettivamente non ha deluso le aspettative: su 11 nomination si è portato a casa ben 5 statuette, sbaragliando letteralmente gli avversari.
Segno indiscutibile del suo talento e professionalità è l'ammirazione che manifestano i colleghi nei suoi confronti. Ha collaborato per anni infatti con Mavis Staples, Stevie Wonder e Lenny Kravitz, che gli ha consegnato uno dei premi vinti.
Jon Baptiste si è assicurato anche il riconoscimento più ambito: Album of the year con il suo "We Are", uscito nel 2021 e fin da subito salutato con recensioni entusiastiche, sia per il prodotto musicale in senso stretto del termine in quanto ottimo lavoro che mischia gospel, funk ed hip hop, ma anche per il suo significato squisitamente politico.
Tutto l'album è infatti pervaso dal movimento Black Lives Matter, che prendeva piede proprio nel 2020, anno in cui Jon Batiste ha lavorato alla maggior parte dei brani, che rispecchiano quel senso di ingiustizia e violenza e nello stesso tempo l'indignazione della società civile, che scese copiosa in strada a manifestare.
Commovente il discorso che con lucidità invidiabile ha scelto per la serata dei Grammy, ne riporto la traduzione: "Non esiste il miglior musicista, il miglior artista, il miglior performer, il miglior attore.
Le arti sono soggettive e io sono dell'idea che il compito di un artista sia quello di raggiungere una persona nel momento della vita in cui questa ne ha pù bisogno. Quello che faccio io è lavorare a testa bassa ogni giorno. Suono da quando ero ragazzino. Per me non è intrattenimento: è una missione spirituale".
Sono passati ben 14 anni dall'ultima volta che un artista di colore si guadagnò l' "Album of the year". Era infatti il 2008 quando Herbie Hancock vinse con "River: the Joni letters".
Che questo sia un buon auspicio per un anno ricco di ottima musica e di artisti che con sensibilità e talento ci raccontano il mondo incidendolo in un quadro musicale indimenticabile.
Teresa Moccia
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