Il violino di Paganini mostra i segni del tempo: la storia del "Cannone"
Il violino di Paganini, da lui soprannominato "Cannone" per via della sua potenza sonora, ha bisogno di cure. Il suo legno pare abbia delle microcrepe, circostanza assolutamente normale se si considera che ha la bellezza di 280 anni. Pertanto sarà inviato a Grenoble, dove l'European synchrotron radiation facility si occuperà di una accurata diagnostica. Gli esami hanno lo scopo di verificarne lo stato e capire quali possono essere gli interventi attuabili sia sul breve che sul lungo periodo.
E' stato costruito da Giuseppe Guarneri del Gesù a Cremona nel 1743. Non si conoscono le circostanze precise nelle quali Paganini ne entrò in possesso. La tesi più accreditata è quella secondo cui il musicista lo abbia ricevuto in dono nel 1802 a Livorno da un nobile francese di nome Livron.
E' certo però che Paganini lo abbia utilizzato per lunghissimo tempo, forse per tutta la sua carriera, tanto da elevarlo a suo esemplare preferito, ribattezzandolo "Cannone" per l'impatto sonoro e la capacità di riempire le sale da concerto con la sua ricchezza melodica.
Nel suo testamento, redatto nel 1837, Paganini dispose che il violino fosse lasciato alla sua città, Genova. Ma l'esecuzione delle sue volontà fu tutt'altro che semplice e si concluse solo nel 1851, quando il figlio Achille lo consegnò al sindaco Antonio Profumo. Da allora il Cannone è conservato a Palazzo Tursi (Musei di Strada Nuova), presso il municipio di Genova, in una teca blindata e climatizzata nella quale si cerca di mantenere le condizioni ambientali migliori per la sua conservazione. Viene eccezionalmente concesso in uso ad alcuni violinisti di chiara fama per speciali occasioni concertistiche.
Temistocle Marasco
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