Sergio Sylvestre sbaglia l'inno di Mameli: problemi di "chioma"
Ieri sera il calcio ha assegnato il suo primo trofeo a livello europeo post quarantena: la coppa Italia di serie A. Poco prima del fischio d'inizio, in uno stadio deserto, Sergio Sylvestre ha cantato l'inno di Mameli.
Il vincitore di Amici, però, non è stato impeccabile nell'esecuzione, scivolando sulla "chioma". Il silenzio surreale degli spalti vuoti ha reso ancora più evidente il passo falso, quando la sua voce potente si è fermata per qualche secondo, come se avesse dimenticato le parole.
Il web non è stato tenero con lui che, tramite i social, ha provato a spiegare cosa è successo: "E' stata una serata molto emozionante. Non ero così emozionato neanche quando sono stato ad Amici e a Sanremo. E' stato incredibile vedere uno stadio così vuoto e sentire questo eco fortissimo. Mi sono bloccato perché mi veniva una tristezza molto forte. Sono una persona molto sensibile e queste cose qui mi coinvolgono tanto quando sono sul palco. Non mi sono bloccato perché ho dimenticato le parole".
Il buco resta, le strofe saltate pure. A completare il tutto c'è il pugno chiuso alzato in cielo al termine dell'esecuzione, ritenuto da molti un insulto alla nostra memoria. Ma sarà stata davvero questa l'intenzione del cantante oppure è da ritenersi solo un gesto con cui scaricare l'emozione?
Un tempo l'inno era suonato dalla più che affidabile banda dei carabinieri. Oggi, invece, si predilige affidarsi ai cantanti, scegliendoli sulla base di ragionamenti politici: i recenti fatti americani e le manifestazioni antirazziste contro la polizia violenta hanno suggerito al nostro governo di puntare su una voce afro americana per salire sul carro del "Black Lives Matter". Dell'esibizione di Sergio Sylvestre si ricorderanno tutti, ma per il motivo sbagliato.
Temistocle Marasco
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