Woodstock '99: il peggiore festival della storia cap. 1


Quando tutto è finito ciò che appare è molto più simile a uno scenario di guerra che a un festival della musica. C'è l'aria che sa di fumo e lerciume, ci sono i resti dei roghi appiccati, i semirimorchi esplosi, le auto rovesciate, ci sono le strutture devastate, i liquami dei bagni chimici impastati col fango e spazzatura ovunque. In quel maldestro tentativo di celebrare la storia non c'è l'ombra della pace, dell'armonia e della musica che aveva ispirato il Woodstock del '69. Al contrario c'è aggressività e frustrazione, sfociati nella furia cieca.

Per allestire un festival del genere servono milioni di dollari, una location adeguata, un team capace e un partner che sappia aprire porte, pubblicizzare l'evento, creare l'hype. Oltre a una certa dose di fortuna.

Sarebbe stata la festa più grande del pianeta, con 250.000 ragazzi pronti a fare baldoria e chissà quante persone collegate tramite pay tv. Il promotore è sempre Michael Lang, l'uomo a cui si deve l'iconico Woodstock '69, l'originale. Una nuova Woodstock in realtà era stata già proposta nel 1994. In quella circostanza la pioggia battente aveva creato il fango e il fango aveva coperto tutto. In più le recinzioni non ressero e almeno la metà del pubblico entrò gratis. Da un punto di vista finanziario fu un suicidio. Ci voleva un'occasione per recuperare i fiumi di denaro perso attraverso un nuovo festival, il più grande di sempre. Così ecco Woodstock '99, sospinto dal sottotitolo "The trip of your life".

E' tutto gigantesco nella località prescelta: l'ex Griffiss Air Force Base, una base dell'aereonautica militare dismessa nella zona orientale di Rome, New York, convertita in un parco commerciale e tecnologico. Ci sono alloggi per 15.000 persone, strade, e c'è anche un ospedale. Il paesaggio è dominato da enormi hangar e una pista di atterraggio della quale non si riesce a vedere la fine. Sembra perfetto e anche molto più economico rispetto alle spese folli di alcune esperienze precedenti. In questo spazio di 5.000 ettari a forma di triangolo vengono installati 2 palchi, un'area campeggio, una zona per gli stand di cibo e bevande e l'hangar rave, che dal nome non promette nulla di buono. Lungo il perimetro corre un muro di cemento alto e spesso di ben 13 km, abbelliti con murales di pace e armonia.

I gruppi reclutati sono tanti e tutti importantissimi: Offspring, Red Hot, Megadeth, Korn, Creed, Metallica, Bush, Alanis Morisette, Rage Against The Machine, per citarne alcuni.

3 giorni di musica con biglietto intero costano 150 dollari. I diritti tv sono stati acquistati da MTV, che propone l'evento a 29,95 dollari per 1 giorno e 59,95 per tutti e 3.

Il team mette insieme una serie di idee affinchè l'evento vada oltre la musica: dall'apparizione dei monaci tibetani chiamati a benedire l'evento all'hangar del cinema, al gigantesco hangar rave per fare festa e ballare tutta la notte.

Mesi di preparazione, imprevisti, cattivi presagi, ma anche analisi finanziarie non proprio esaltanti sono livellati dalla volontà ferrea dell'uomo al comando: il festival ci sarà. Parola di Michael Lang. Ma a che prezzo? E soprattutto in quali condizioni? Le cose sembrano strane già dai controlli delle borse e degli zaini: vietato portare cibo e bevande, anche la semplice e indispensabile acqua. Il perché lo scopriremo in seguito. Quando tutti sono entrati, la distesa di persone davanti al palco è impressionante. E' un oceano di corpi.

Nel mezzo di tutto c'è una grande birreria e il primo giorno non è ancora l'ora di pranzo quando le persone hanno già bevuto 3 o 4 lattine a testa. E se l'acqua e il cibo non si possono introdurre, cosa ben diversa per la droga: ce n'è di ogni tipo e viene venduta alla luce del sole, come fosse la cosa più naturale del mondo. E in quel contesto forse lo è.

Gli effetti del mix di alcol e stupefacenti non tardano a mostrarsi: c'è gente che gira completamente nuda e ragazze senza reggiseno con bigliettini sui capezzoli.
Gli organizzatori pare abbiano previsto tutto questo. Tanto è vero che hanno allestito uno stand nel quale è possibile fare dei tatuaggi areografati a tema su tutto il corpo. La zona preferita delle ragazze è il seno. E il seno è la cosa preferita di tutti, in questo evento dai molteplici cartelli "we want more tits and acid". E' un momento di libertà, di armonia e c'è grande ottimismo nell'aria.

Il caldo si fa sentire. Ci sono 35 gradi fissi e anche di più. Per questo le persone cercano un'ombra che non c'è. Alcuni si stendono sotto le macchine. Anche l'acqua scarseggia. Ci sono delle fontanelle ma l'attesa può superare la mezz'ora. L'unica soluzione è quella di comprarla negli stand, ma è un salasso: una semplice bottiglia, che normalmente costa 65 centesimi, a Woodstock '99 ha un prezzo di 4 dollari. Per non parlare del resto. E' tutto incredibilmente caro. Per guadagnare di più l'organizzazione ha venduto i diritti sul cibo, consegnando il controllo dei prezzi a chi gestisce gli stand.

E' qui che comincia a prendere forza lo tsunami che travolgerà Woodstock '99. Il presupposto lo seppellirà. Nel '69 era pace e armonia, nel '99 è fare soldi. Per raggiungere l'obiettivo gli organizzatori non si fanno scrupoli nel tagliare il budget in elementi essenziali e nel fare scelte rivelatesi poi disastrose.

Temistocle Marasco

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