Der fremde Mann aus dem Osten gab
mir diesen fingerlangen Gewindestab
aus graubeschlagenem Chromnickelstahl.
"Dieser Bolzen hier", sagte er, "war einmal
die Verbindung an dem Zaun aus Streckmetall
der hinter der Grenze fast berall
als die letzte unnehmbare Hrde galt,
und den Bolzen, den lst du nicht mit Gewalt
und auch nicht mit Geduld und auch nicht mit List,
weil er einmal verschraubt nicht zu lsen ist.
Ich geb ihn dir, sieh ihn dir gut an,
es kleben Trnen und Blut daran."
Mit diesen Worten lie er mich steh'n,
unglubig begann ich daran zu dreh'n.
Und langsam wurd' es mir unheimlich,
die Muttern an den Hnden drehten sich,
doch sie drehten ins Leere oder drehten mit,
das Gewinde fasste einfach keinen Tritt.
Ich zog, ich drckte, ich versucht' es nochmal,
dieser Bolzen war einfach teuflisch genial.
Ich begriff, diesen Stab mit den Rundkappen drauf
kriegt kein Schraubenschlssel der Welt wieder auf.
Ich hielt ihn in der Hand zur Faus geballt,
und bei dem Gedanken berlief es mich kalt.
Wie manche Flucht dran gescheitert sein mag,
wo die Freiheit schon zum Greifen nahe lag.
Wo das Sperrgebiet schon berwunden war
und Signalzaun und Todesstreifen sogar.
Die Patrouille vorbei, sie war'n immer zu zweit
und die Wachen im Turm in der DUnkelheit,
die Maschinenpistolen in Anschlag gebracht
und ihre Fernglser durchsuchen die Nacht.
Da blitzen Scheinwerfer auf, pltzlich alles taghell
und Rufe und Schsse und Hundegebell.
Hinter Sperrgraben, Minen, Stacheldrahtverhau'n
im Lichtkegel gestrandet am letzten Zaun.
Und ich frage mich, unter welcher Stirn,
in welchem bsen kranken Hirn
wohl dies teuflische Patent entstand
und wer gab den Auftrag, das man er erfand?
Wer hat es gezeichnet und wer war der Schmied?
Und wer war in der Kette das letzte Glied?
Wer hat es geprft, wer hat es geschraubt?
Hat er sich drum geschmt, hat er daran geglaubt?
War es Menschenverachtung ohne Hehl,
und wer hat still gehorcht, wer gab den Befehl?
Wie auch immer die Antwort sein mag, mir war klar,
dass es wieder ein Meister aus Deutschland war
Reinhard Friedrich Michael Mey, noto semplicemente come Reinhard Mey, è un cantautore e polistrumentista tedesco nato a Hannover il 19 marzo 1947. Considerato uno dei cantautori più importanti della Germania, Mey ha raggiunto una vasta popolarità negli anni '70 e '80 con la sua musica caratterizzata da testi poetici e melodie orecchiabili. Il suo stile musicale è un mix di folk, rock e chanson francese, influenzato da artisti come Jacques Brel e Bob Dylan. Mey è noto per le sue canzoni che trattano temi sociali, politici e personali, spesso con un tocco di ironia e umorismo. Tra i suoi brani più famosi figurano "Die Brücke", "Er ist nicht mehr da", "Anna" e "Das Mädchen mit den roten Haaren". Mey ha pubblicato oltre 30 album in carriera, molti dei quali hanno raggiunto il successo commerciale. Nel corso degli anni ha collaborato con numerosi artisti tedeschi e internazionali, tra cui Peter Maffay e Ute Lemper. La sua musica è stata anche utilizzata in film e serie televisive. Mey è un artista molto apprezzato dal pubblico tedesco, che lo considera uno dei pilastri della musica popolare del paese.
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