Vivere.
Parlato: Ad libitum
Non importa quanti succhi tu berrai, quanto forte stringi i pugni sulla gloria,
se hai distrutto o rinnegato anche un cane, se sei prete per la gente che ti crede
non è il ciclo che ti rende una gran donna, non la violenza? per pedofili e assassini
tutti in fondo a quella curva con i fiori, questo è il giorno più temuto dalle pelli.
Non è un partito, una bandiera, un istogramma, un divano e le tue cavie o le sue scarpe
se le madri hanno un dolore, questo è il grido, la speranza, il profumo e l'esegesi
come flussi o acquitrini paludosi, sporchi o lieti, un po' nazisti o colti ebrei
gretti in fila tra il perdono e l'acqua Santa in un'ora dove tutti siam carcassa.
Non disprezzo il denaro e la fatica ma affanno e ammazzerei i vanitosi
ho vissuto già trent'anni sopra un filo, forse è vita, questa mia santa partita
i giullari son ?Morfei?, i vedenti?atei, gli ingiusti hanno il mondo tra le dita
mille ombre e bei codardi incravattati a muso basso, coda corta, pensier spinato.
Non ho scritto delle storie quanto invece mi han trafitto, la tirannia dentro al cuore che mastica l'amore
una blusa, un acciardino, io non parto ma arrivo, volo intanto con la mente perché ali io non ho
sono stato un bel soldato, un levriero ammaestrato, ho accantonato le ingiustizie ma fallito, son da solo
tutti ancora stretti e vivi, quasi al passo più blasfemo ed inquietante.
Non usate spade, pugnali, gettate il rimorso, anch'i calci, ambasciatori e predicanti, i cornuti con i saggi
non mischiate la musica coi rumori degli spari, pezze e trottole in un giorno spensierato.
Non so più a chi affidare la mia tesi e l'ignoranza,
sono stanco di patire e di reagire, anche stanco d'inveire al buon morire
ormai abbiamo invaso i fronti, le culture abbiamo falciato
proclamato, rinviato, escogitato, preso l'arte e profanata.
Non esiste gente buona e da lato b, f o z, né fanatici o scienziati
fummo in massa procreati e indirizzati, ?Andate e fate? e guarda? han fatto troppo
troppa poesia, troppi castelli, poche parole in un mondo di squarci
ed una metrica abbandonata ai vestiti d'una sposa!
Ho spiazzato i concorrenti, i giurati e i più attenti, fui anch'io un vincitore ma ho bluffato col playback
ho confuso un vaso in creta col volto d'un bambino perché piansi anche per nulla e per altri ero cretino.
I vestiti dei lavori, una giacca per ogni dipendente, tanti marchi, stralci, varie toppe e chini i gobbi
poi i capi, come spenti in un quadro di Van Gogh?
Ma dov'è finita la benzina cerebrale che ti fa andare avanti senza intoppi?
Allora parlo e mi rifugio nei bagliori, la bellezza, la grandezza, l'immenso
fiammiferi, strade, porti, porci e gatti, conigli e matti, mogli e amanti
infusi, i delusi, i rinchiusi, gli abusi, contenti i dementi, i ?pipini? dei bimbi
un mondo dischiuso in un guscio protetto da enfasi, estasi, monucleosi e spasmi.
parlo, tarlo, amarlo è un fallo, il fallo ad amarlo non farlo e disfarlo quel tarlo?
In fondo a che serve la rima di prima se tutte le donne son caste?
Annoto l'ignoto e m'accorgo che ho vinto dal tanfo perenne del nulla toccarne
e tonfo ancora a capofitto nei dubbi dell'essere e nei vecchi canali.
Ritrovo fari sul mare, falene e grappini, vestiti riciclati e bici d'epoca
è un nulla portarsi in quel viaggio eterno, è un tutto assaporarsi in questo mattatoio
ci vestiamo alla moda, cantiamo i classici, rubiamo pensieri dalla rete globale
aspettiamo con ansia, buchiamo una ruota, suole al calzolaio, i compiti del doposcuola.
Il sapore dei baci, l'orgasmo dentro, matite ed abbozzi, colori vivaci
e siamo tenaci, burattini o fantasmi, eroi o dei, illustri ed ignoti
non ho mai capito nulla della terra o forse era meglio se non capissi
perché più ci penso e più ho peso, più ho ansia, maledizione delle sensibilità
e non sono mai stato un forte, io, perché la mia fondina è solo la mano che scrive
questa canzone (canzone, poesia) è protesta, saggezza, rappresenta i risvolti che nessuno dirà
per te è niente, per me racconta, seduce, incanta o forse sarà cestinata
come tutte le mie o come le tue parole più vere, non credute da tanti.
Ogni uomo ha trofei e scheletri nell'armadio, soldi da avere e da dare
ognuno ha apatia, matti indiavolati alla ricerca d'una palma e una spiaggia
con tre dita nella gola (e di nascosto) per non dire che si tratta di malattia
ed i malati terminali che guardano soddisfatti un balcone con i fiori.
Siamo artefici di un destino, cambiamo mogli, auto, parquet e piscina? per alcuni
chi si droga e chi bestemmia, chi pronuncia una nascita ed un'assenza
un veggente ed un profeta, il prolasso ed un salasso vanno a spasso con lo scasso
pentagrammi senza note? Siamo figli delle scimmie per davvero?
Quante domande, birre a doppio malto, strani peli sopra al petto, scolpito e già perfetto
legno di rovere, abete, quercia? Cosa importa se la porta non ti sposta quell'imposta?
Tu non spendi stipendi stupendi ma spandi stupendi stipendi? T'appendi o t'arrendi?
E allora il gioco abbia inizio, lo show non terminerà mai neppure tra catastrofi.
Abbiamo volti, occhi che cercano la scalata in alto, sull'Everest o sul wc
per quanto bene o male possa spedirti, sarai sempre UNICO nel tuo plasma
il tuo sangue sarà genetico ma la tua mente avrà amore personale
slega le ancore e vinci al duello delle fiamme, sulla carrozza tra bene e male.
In fondo sei di carne come me! Hai studiato? Sei analfabeta? Sei schiavo di un padrone, di un destino,
di un Paese, di un giudizio e di un meccanismo troppo complesso anche per un filosofo,
per un pazzo o per un ingegnere nucleare? Spero, spero?
Spero che la speranza non ti abbandoni mai e solo così vincerai la tua vita!
Chiunque tu sia! Vicino, lontano, credente o no, rubacuori o veterano del sesso
matura, vergine, sposata, usuraio, venditore al dettaglio o all'ingrosso
vorrei che i tuoi anni siano produttivi di una essenza chiamata umiltà
t'auguro che ciò che conti nella tua strada, sia il valore dell'essere anche tu, HOMO!
(Vivere ) 2 v.
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