On l'avait surnommé l'Chacal.
C'était un type phénoménal,
Un grand, aux épaul's magnifiques,
L'air d'un sauvagage, un peu crâneur.
Il avait décroché mon cœur
Comm' ça, d'un sourire ironique,
Le soir, à l'heure de l'apéro.
Il s'amenait dans notr' bistro,
Toujours tout seul, sans un copain
En fredonnant un drôle de r'frain.
Pan Pan l'Arbi... C'est l'Chacal qu'est par ici.
Y s'mettait au bout du comptoir,
Le r'gard lointain comm' sans rien voir.
J'attendais toujours qu'il me cause,
Qu'y r'mue un peu, qu'y fasse quéqu'chose
Mais il restait indifférent
Et sifflotait entre ses dents :
Pan Pan l'Arbi... C'est l'Chacal qu'est par ici.
Personn' connaissait son boulot
Et on parlait derrièr' son dos.
On disait : "Qu'est c'qu'y manigance ?"
Les homm's le r'gardaient par en d'ssous.
Les femm's lui faisaient les yeux doux.
Parfois y avait de grands silences.
La peur montait dans les cervaux.
"C'est p't'être un flic, ce gars costaud ?"
Mais lui souriait avec dédain
Et leur crachait toujours son refrain.
Pan Pan l'Arbi... C'est l'Chacal qu'est par ici.
Les mains dans les poch's du veston,
Y' semblait dir' : "Venez-y donc !"
J'attendais toujours qu'il leur cause,
Qu'y r'mue un peu, qu'y fass' quéqu'chose
Mais il restait indifférent
Et sifflotait entre ses dents :
Pan Pan l'Arbi... C'est l'Chacal qu'est par ici.
Et puis un soir qu'il f'sait très chaud,
Qu'les nerfs étaient à fleur de peau
Et qu'ça sentait partout l'orage,
Comme il gueulait son sacré r'frain
Un homm' sur lui leva la main,
Alors il bondit pris de rage.
Il s'est battu sans dire un mot
Mais eux les lâch's, ils étaient trop...
Et tout d'un coup, j'l'ai vu tomber...
Alors seul'ment il m'a parlé :
Pan Pan l'Arbi,
Les salauds qu'est c'qu'ils m'ont mis
Et puis il a fermé ses yeux
En soupirant : "Ça vaut p't'êtr' mieux."
Moi, j'avais froid, comm' de la fièvre,
Mais j'ai voulu goûter ses lèvres
Au moins un' fois, car je l'aimais !
On a jamais su c'qu'il cherchait
Pan Pan l'Arbi,
Plus d'Chacal... C'était fini...
Édith Piaf, pseudonimo di Édith Giovanna Gassion (Parigi, 19 dicembre 1915 – Grasse, 11 ottobre 1963), è stata una cantante francese di fama internazionale. Conosciuta come "La Môme Piaf" o "Il Passerotto", ha dominato la scena musicale francese tra gli anni Trenta e Sessanta. Nata in un quartiere popolare di Parigi, la sua infanzia fu segnata dalla povertà e dalla perdita del padre. Iniziò a cantare per strada all'età di sette anni, guadagnandosi il soprannome "Passerotto" (piaf in francese). La sua voce potente e versatile, capace di passare da toni aspri a melodie dolci, la rese una delle artiste più amate della Francia. Piaf divenne un simbolo di resistenza e ribellione contro le ingiustizie sociali, anticipando il movimento intellettuale della rive gauche con canzoni che riflettevano l'angoscia e la disperazione del tempo. Tra i suoi brani più celebri figurano "La Vie en Rose", "Non, Rien de Rien", "Hymne à l'Amour" e "Milord". La sua vita fu segnata da tragedie personali, tra cui incidenti stradali, malattie e un tentativo di suicidio. Nonostante le difficoltà, Piaf continuò a cantare fino alla fine, lasciando un'eredità musicale indimenticabile.
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Il Codacons ha accusato Dargen D'Amico di fare pubblicità occulta al marchio dell'Aperol per via di un fiore arancione esibito durante la sua performance al festival di Sanremo 2026.
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L'inno di Mameli cantato da Laura Pausini in occasione dei Giochi Olimpici Invernali non smette di far discutere. Non è un caso isolato.
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