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Brunori Sas: grandi emozioni al teatro Rendano di Cosenza

Brunori Sas: grandi emozioni al teatro Rendano di Cosenza

30/03/2017
  • Brunori Sas

Quand'è che un cantante capisce che qualcosa sta cambiando? Intanto quando due volanti della municipale sbarrano le vie d'accesso al luogo in cui si esibisce, e poi quando c'è qualcuno che gli apre il concerto. Ecco: quando l'artista passa dall'aprire i concerti degli altri ad avere qualcuno che apre i propri, allora lì scatta un segnale.

In questa serata di fine marzo in cui il teatro Rendano è vestito a festa, Dario Brunori e la sua brigata sono dietro quel drappo color porpora che separa le quinte dal palco e assaporano il brusio della sala. Pubblico da 2 a 80 anni, dalle bocche che ancora emettono solo rumori a quelle che ormai hanno perso la maggior parte dei denti. Gli avventori meno puntuali stanno per prendere posto.

Tutti salutano tutti, quasi fosse una gara a chi saluta di più. Le luci si abbassano, ma non si spengono e compare sul palco qualcuno. E' Aldo, cappello in testa e chitarra in mano: "No, non avete sbagliato concerto. Ringrazio la Brunori Sas per avermi dato l'opportunità di confrontarmi con questa fortissima emozione". E' il prologo perfetto al tema dominante dell'ultimo disco del gruppo cosentino: la paura. Aldo canta in inglese le sue canzoni e propone anche una cover di "Girl From The North Country" di Bob Dylan. Si becca una carrettata di applausi perché è un bravo vero e intanto introduce la band che tutti stanno aspettando.

In un buio quasi totale, il fascio di luce di una torcia scorta ogni musicista al suo strumento, finchè non arriva Dario, che rapisce il pubblico con la semplicità, la bravura e il costante dialogo con chiunque gli gridi qualcosa dagli spalti. E proprio quest'ultimo aspetto, qui dove è casa sua, può essere sublimato dall'uso del dialetto, che fa lo stesso effetto del NOS sparato nei motori delle auto da corsa: ne aumenta la potenza.
Si parte con i pezzi del nuovo album "A Casa Tutto Bene", in cui gli arrangiamenti sono più ricchi: abbandonato l'integralismo della strumentazione cantautorale, l'elettronica contamina piacevolmente le tessiture melodiche. Aprono le danze "La Verità" e "L'Uomo Nero". Si sale di intensità con "Canzone Contro La Paura" e soprattutto con "Lamezia - Milano".

Ma la forza di Brunori è essere anche intrattenitore. E così, oltre alle canzoni, sono memorabili gli intermezzi parlati: "sta andando tutto bene e questo è un guaio. Si, perché in questo modo non mi posso lamentare. E sapete bene che, se il calabrese non si può lamentare, è un bel problema. Ma io sto cercando dei rimedi: infatti mi lamento del fatto che non mi posso lamentare e faccio i dovuti scongiuri. Alcuni mi consigliano di non dirlo troppo che va tutto bene, ca sennò ti piaccìano (per i non cosentini, ti portano sfiga)".
Il suo essere spettatore, prima ancora che attore protagonista, lo conduce anche a riflessioni che facciamo tutti quando siamo in platea: "e mò basta con queste canzoni nuove, che sono più belle le vecchie!". E così è la volta di "Come Stai", in cui i cori trovano maggiore spazio rispetto alla versione originale. Poi "Le Quattro Volte" e "Pornoromanzo", in cui il mix di innocenza e pornografia prende corpo in una ragazzina di periferia.

La band arricchisce a intermittenza la propria sezione di fiati con i "Takabum", trio che ha collaborato alla realizzazione dell'ultimo album. Non sono l'unica sorpresa. Per l'esecuzione de "Il Costume Da Torero" l'età media del gruppo cala sensibilmente. A dare man forte a Dario Della Rossa e soci arriva il "Coro del Rinacchio", un Antoniano a km zero, oltre al chitarrista Francesco Brunori, nipote di Dario, ancora in odore di elementari. E se questo non bastasse il batterista Massimo Palermo, per l'occasione, stringe tra le braccia la piccola Zoe. E' un tripudio di under 10. Francesco prende posto vicino a Dario, del quale imita le mosse: schitarra, si piega, salta, mette il ginocchio per terra e accenna il passo dell'anatra, il famoso "duck walk" dell'ei fu Chuck Berry! E' il trionfo!

Ma Brunori non è solo chitarra e trovate originali. E' anche voce e piano, che utilizza per il momento intimo, quello spazio dedicato all'amore, seppur introdotto con la consueta guasconeria: "dedicato a tutti quelli che sono venuti qui stasera per accoppiarsi nel teatro Rendano, lì nei palchetti. Dedicato a chi ama le gang bang teatrali". Dopo le risate, arriva la magia e l'introspezione di "Una Domenica Notte" e di "Kurt Cobain".

"Rosa" ha una nuova versione meno estrema per la voce di Dario, potente si, ma volta anche a preservare quella vena sul collo, che troppo spesso ha rischiato di scoppiare. Anche "Guardia 82" ha un nuovo abito di solo piano. Siamo quasi in fondo quando viene presentata la band e ci sono ringraziamenti a iosa, forse troppi. L'applauso è leggermente calante e allora Dario rimbrotta il suo pubblico: "E ho capito che è tardi ma cos'è sta musciaria? (fiacca, mancanza di entusiasmo)".

Le risate, le emozioni, la sensazione di un crescendo continuo, il riscontro della gente e della critica, i bagni di folla, le mani che battono all'unisono. Dalla spiaggia di Guardia a un perenne sold out, ce l'hai fatta Dario, ce l'hai fatta cazzo!

Temistocle Marasco

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