Aquella bombacha que fue blanca
Hoy se encuentra casi casi toda negra
Pero es un trofeo de guerra
De muchas incansables maratones
Y no pienso devolver esos calzones
Ni tirarlos porque nadie ya los usa
Son el alma verdadera de esta musa
Y el ritmo que late en mis canciones
Están guardados en una cajonera
Junto a otros objetos fetiche
Y le rindo culto al cocoliche
Al linyerismo voyeur de la borrachera
Junto recuerdos y mil hojas rotosas
Todo manchado por viejas sensaciones
De hermosas corridas y reuniones
Donde podría sucedernos cualquier cosa
El negro Dante transitando en las cornisas
O Valentín empernando en los balcones
Y los secuaces de Hugito acovachados
En un rincón atrás de los mirones
El Menduco siempre duro como un perro
Y los mareados desmayados por doquier
Las chicas agitando las caderas y calentando
La croqueta de la gente hasta arder
Es la flor de mis heridas
Que se abre cualquier día
Y me despierta por las noches
Sudando y extrañándote
Festejos infinitos sin motivo
Quilombos espontáneos de semana
Revueltas furibundas en la cama
Ingestas continuadas sin estilo
Pero todo lo que tuvo que pasar pasó
Siempre uno u otro modo haya pasado
Por eso es que los trastos van guardados
Para que nunca nada se me olvide
Y en abierto homenaje a aquellos días
A las noches desbordantes de locura
Evocando increíbles aventuras
Cargo historias de múltiples quilates
Galanes, divas y primates
Psicópatas y locos de remate
Todos mezclados en una misma pieza
Servidos como peces en bandeja
A veces en las noches de mal sueño
O en las tardes de domingo domingueras
Hurgo en los placeres encerrados
Entre prendas y papeles olvidados
Y descubro de pronto en mi guarida
Tu sucia bombacha preferida
La huelo muy profundo y cobra vida
Tu fragancia femenina que es la flor de mis heridas
Es la flor de mis heridas
Que se abre cualquier día
Y me despierta por las noches
Sudando y extrañándote
Es la flor de mis heridas
Que se abre cualquier día
Y me despierta por las noches
Sudando y extrañándote
Es la flor de mis heridas
Que se abre cualquier día
Y me despierta por las noches
Sudando y extrañándote
Es la flor de mis heridas
Que se abre cualquier día
Y me despierta por las noches
Sudando y extrañándote.
Bersuit Vergarabat è un gruppo musicale argentino formatosi nel 1987 a Buenos Aires. Considerati uno dei gruppi più importanti della scena rock latinoamericana, sono noti per il loro stile energico e le liriche ironiche e sociali che riflettono la realtà argentina. Il gruppo ha raggiunto grande successo con album come *De la cabeza con Bersuit Vergarabat* (1994), *La argentinidad al palo* (1997) e *Hijos del culo* (2000). Tra i brani più famosi ci sono «El último de la fila», «La vida es un carnaval» e «Libertinaje». Gustavo Cordera, voce e chitarra, è uno dei membri fondatori e figura chiave della band. Bersuit Vergarabat ha collaborato con artisti come Andrés Calamaro e Juanes, contribuendo a definire il panorama musicale argentino degli anni '90 e 2000.
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