Dove sono stato mentre il mio Paese sprofondava in fondo al mare
cosa mi ha distratto, cosa mi ha convinto che era solo un temporale
Come ho fatto a non capire che dovevo urlare e mettermi a scavare
che tra le macerie e il fango c’era ancora tempo c’era ancora amore
Come rimanere al buio in una grotta senza neanche una lanterna
o come il destino di essere traditi sempre da chi ci governa
Siamo noi quelle balene avvelenate ormai dagli ultrasuoni in mare
che non sentono più il canto e dal dolore poi si lasciano morire
Di notte mi farei male
per non sentire i miei sogni
innamorarsi di me
Vorrei colpire il mio cuore
che non lo vuole accettare
che un premio al mondo non c’è
E perso in fondo a una stanza
morire di indifferenza
Se accettassimo che siamo tutti quanti in fuga dallo stesso male
senza più ingannarci all’ombra di una vita comoda ma così vile
nelle recite serali nelle cene uccise con un cellulare
con la prova del delitto sotto il tovagliolo il giorno di Natale
Non so più dove scappare
per non sentire il mio cuore
voltarsi contro di me
e te lo voglio confessare
che vorrei essere uguale
a chi non pensa che a se’
E senza più resistenza
morire di indifferenza
Vincenzo Incenzo è un artista poliedrico italiano, attivo come cantautore, scrittore, compositore, paroliere, poeta, regista e autore teatrale. Nato a Napoli nel 1958, la sua carriera musicale si distingue per l'uso di testi poetici e introspettivi, spesso incentrati su temi sociali e politici. Incenzo ha collaborato con numerosi artisti italiani, tra cui Edoardo Bennato e Francesco De Gregori. Tra i suoi brani più rappresentativi figurano "La mia casa", "Il cielo sopra Napoli" e "L'amore è un fiore". Incenzo ha pubblicato diversi album, tra cui "Vincenzo Incenzo" (1984) e "Napoli" (1990), che hanno riscosso successo di pubblico e critica. Oltre alla musica, Incenzo si dedica anche alla scrittura teatrale, con opere come "La notte dei morti viventi" e "Il sogno di un poeta".
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