Nina Simone: per non dimenticare
Era una donna forte Nina Simone, una che non aveva paura. Aveva un grande talento e un forte senso della giustizia. Sesta di otto fratelli, era una americana di colore che, negli anni '50, viveva la sua giovinezza in un clima di tensione razziale e ne sentiva il peso.
La valvola di sfogo era il coro gospel della chiesa, prima palestra utile per spiccare il volo. Il disco d'esordio è datato 1958 ("Little Girl Blue"). Ne seguiranno altri 33 tra soul, jazz, folk e molto altro. Tante le etichette che l'hanno messa sotto contratto, ma è con la Philips che, negli anni '60, dà il meglio.
Nina Simone, anche quando conosce il successo, non abbandona le sue battaglie per i diritti civili. Anzi, diventa un'icona che dà voce al disagio sociale attraverso i suoi gesti e le sue canzoni. Non a caso, è amica di Malcom X e Martin Luther King.
Gli Stati Uniti sono la terra delle opportunità ma, alla fine degli anni '60, attraverso i suoi occhi, sono solo un Paese da abbandonare. Barbados, Liberia, Egitto, Turchia, Olanda, Svizzera, sono le tappe di un viaggio guidato dal desiderio di uguaglianza, dall'esigenza di vedere sconfitte le differenze. In mezzo ci sono anche una figlia e due matrimoni.
Negli anni '70, complice questa irrequietezza geografica, la musica entra ed esce dalla sua vita, con lunghe pause e i ritorni. Ma è grazie al famoso marchio Chanel che l'artista americana conosce la notorietà planetaria nel decennio successivo: la casa francese utilizza "My Baby Just Cares For Me" per uno spot televisivo. Il brano, nel 1987, rientra nella classifiche di tutto il mondo, pur essendo stato pubblicato circa 30 anni prima, e Simone diventa un mito del jazz.
Muore nel 2003 a Carry-le-Rouet, Francia. In questo mese di febbraio avrebbe compiuto 85 anni. Lei che, proprio nel 2018, è stata inserita nella Rock and Roll Hall of Fame.
Temistocle Marasco
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