Tracce da rave: il confine tra musica e rumore


Il nuovo governo italiano, nell'immediatezza del suo insediamento, ha messo nel mirino 2 temi che ai più potrebbero sembrare marginali e che probabilmente lo sono davvero: alzare il tetto del contante a 10.000 euro e inasprire le sanzioni per chi organizza o partecipa ai rave party.

Le immagini trasmesse di recente in tv hanno mostrato un cordone di agenti di polizia che assiste al ballo incessante di ragazzi in preda all'alterazione sensoriale. Ai margini e nell'interno di un capannone industriale dismesso nei pressi di Modena centinaia di corpi si muovono come un pugile che caracolla prima di andare al tappeto. In quel caracollare c'è la lentezza di chi ha sprecato molte energie e la caparbietà di chi non rinuncia a fermarsi, c'è il calo dell'attenzione di chi ha abusato di se stesso, ma anche l'entusiasmo di chi pensa di aver trovato un angolo di libertà.

La musica tekno è martellante, spinge sul ritmo e in certi set è totalmente priva di melodia. Molto si è discusso sulla godibilità di questo sound al di fuori del circuito in cui è apprezzata. Alcuni la definiscono inascoltabile, arrivando a ipotizzare che lo sia anche per gli stessi fruitori abituali. Ciò sulla base del fatto che, in preda alla sfattanza, qualsiasi rumore che spezzi il silenzio, dalla forchetta sfregata sul piatto alla punta di un trapano nel muro, possa risultare piacevole o quantomeno non fastidioso.

Ma non si può ignorare che ci sia una comunità che ama questa musica e i suoi infiniti sottogeneri. E quando un nuovo paradigma si affaccia sul mondo c'è sempre qualcuno pronto a marchiare quel genere come poco ortodosso, a volte perfino pericoloso per l'intera società.

Il rock, ad esempio, è considerato la musica della ribellione per eccellenza. L'heavy metal è spesso citato in senso negativo per la pesantezza del suono e per i riferimenti alla morte, all'occulto, all'esoterico. Il punk è stato osteggiato perché ha la cresta ed è sinonimo di anarchia. E', in altri termini, la rappresentazione sonora del rifiuto per qualsiasi forma di controllo, come il controllo sociale esercitato dai mass media e dalle organizzazioni religiose.

Perfino il blues è stato definito "la musica del diavolo". Questa etichetta per molti anni ha costretto i suoi estimatori alla penombra, alla clandestinità, instillando nei musicisti credenti un diffuso senso di colpa. D'altra parte, però, ha anche reso più ammiccante il genere per quel sapore di proibito, di maledetto, che ne ha favorito la diffusione tra i giovani e meno giovani.

E se il blues ha riferimenti sessuali costanti, seppur celati dietro il velo della metafora, la tekno da rave (ancora più della techno) si lega alla illegalità dei raduni, al consumo di stupefacente, al rumore delle bottiglie di birra che rotolano via quando distratti avventori le colpiscono in preda ad un loop ossessivo davanti a un muro di amplificatori.

La tekno, quindi, nell'immaginario collettivo, risulta ben ancorata ad un determinato ambiente, rendendo l'approccio condizionato dal preconcetto. Una traccia può anche identificare un movimento culturale nella testa delle persone, ma nell'orecchio resta pur sempre un insieme di suoni. Eliminando le sovrastrutture, la tekno magari potrebbe risultare ugualmente inascoltabile, ma magari no, e da rumore trasformarsi in musica.

Temistocle Marasco

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