LA LOCOMOTIVEVersion française de Riccardo Venturi Sais pas comment il était, comment il s?appelait,
De quell' voix il parlait, ou bien de quell' voix il chantait,
Combien d'années il avait vu à ce temps, Sais pas s?il était blond ou il était brun,
Mais son image à lui, dans moi elle est gravée,
Un symbol' de jeunesse et de beauté,
Un symbol' de jeunesse et de beauté,
Un symbol' de jeunesse et de beauté! Sais bien, c?pendant, quand ça s? passait, où il travaillait
Au début de ce siècle, mécanicien de chemin de fer!
Le temps où allait commencer La guerre sainte des gueux,
Le train aussi semblait un mythe du progrès
S?élançant sur les continents,
S?élançant sur les continents,
S?élançant sur les continents. Et la locomotive paraissait un monstre si violent,
Que l'homme dominait de sa main et de sa ment,
Ell' abattait, en rugissant comm?un lion,
Des distances dont on voyait pas la fin!
Paraissait qu?elle avait une force maudite,
La même force de la dynamite,
La même force de la dynamite,
La même force de la dynamite! Une autre grande force allait déployer ses ailes,
C?étaient des mots disant: Tous les hommes ont la même loi,
Et les tyrans, et le rois
Dans les rues sautaient dans l'air!
C?était l'éclat sans cesse d' la bombe proletaire,
Le flambeau de l'anarchie!
Le flambeau de l'anarchie!
Le flambeau de l'anarchie! Tous les jours un train passait par la gare où il travaillait,
Un train de luxe, il savait pas où il allait,
Y voyageaient des gens de haut parage,
Il les r?gardait d'un ?il si fou de rage
En pensant aux jour pénibles de ses amis, ses chers,
En lorgnant ce train plein de millionnaires,
En lorgnant ce train plein de millionnaires,
En lorgnant ce train plein de millionnaires. Sais pas quoi se passa, pourquoi il prit cette décision,
Peut-être, la rage ancienne de générations sans nom
Qui crièrent vengeance En lui aveuglant le cœur!
Il oublia sa pitié, il oublia sa bonté,
Sa bombe était la machine à vapeur,
Sa bombe était la machine à vapeur,
Sa bombe était la machine à vapeur. Et la locomotive dormait sur sa voie luisante
Avec ses pulsation, la machine semblait vivante,
Un jeune poulain, v?là qu?ell' semblait,
Après qu? la bride on lui a laché,
Mordant la raille avec ses muscles d'acier,
Avec la force aveugle d'un éclair,
Avec la force aveugle d'un éclair,
Avec la force aveugle d'un éclair. Un jour comm? tous les autres, peut-être avec plus de rage,
Il pensait qu?il pouvait venger cet injuste outrage;
Bien qu?il fût à la peur en proie
Il monta sur l'monstr? dormant sur la voie;
Avant qu?il s? rendait comptà de ce qu?il faisait
Le monstre, déjà, la plaine brûlait,
Le monstre, déjà, la plaine brûlait,
Le monstre, déjà, la plaine brûlait. L'autà train courait tranquille, presque sans hâte d'arriver,
Personn? n?imaginait q? la vengeance était aux aguets,
Mais à la gare de BologneArrivent des nouvelles alarmantes:"
C'est un cas d'urgence! Faut pas perdre du temps! Un fou vient d' s?élancer contre le train!
Un fou vient d' s?élancer contre le train!
Un fou vient d' s?élancer contre le train!" Mais la locomotive court, court sans s?arrêter!
Le siffle de vapeur se répandant dans l'air
Semble qu?il dise aux paysans Courbés à leur travail sur le champ:"
Mon frère, n?aie crainte! Je cours à mon devoir!
Triomphe la justice proletaire,
Triomphe la justice proletaire,
Triomphe la justice proletaire!" Et la locomotive court, court plus vite encore,
Et court, court, court, court à la mort,
Et rien ne peut plus retenir
L?immense force destructrice,
Il n?attend que l'éclat et q? le manteau le couvre
De la grande Consolatrice,De la grande Consolatrice,De la grande Consolatrice. L'histoire nous raconte la fin de ce voyage:
La machine fut aiguillé sur une voie de garage.
Avec son dernier cri, elle érupta
Comme un volcan, sa lave elle jeta
Et sauta dans le ciel, on alla le sécourir
Avant qu?il n? rende son dernier soupir,
Avant qu?il n? rende son dernier soupir,
Avant qu?il n? rende son dernier soupir. Mais nous voulons encor? penser à lui derrièr? le moteur
Pendant qu?il fait courir la machine à vapeur!
Encor?, qu?il nous arrive
D?une locomotive
La nouvell' flamboyante qu?ell' va quérir sa tombe
Contre toute injustice, comme une bombe,
Contre toute injustice, comme une bombe,
Contre toute injustice, comme une bombe
Fabrizio De André (Genova, 18 febbraio 1940 – 27 gennaio 1999) è stato uno dei cantautori italiani più influenti e originali del XX secolo. Figlio di una famiglia borghese genovese, De André si avvicinò alla musica fin da giovane, influenzato da artisti come Brassens e il jazz. Dopo un periodo di studio universitario interrotto, iniziò a esibirsi nei locali genovesi insieme ad amici come Tenco e Bindi. Il suo primo album, "La canzone del sole", uscì nel 1967 e segnò l'inizio di una carriera straordinaria. De André si distinse per la sua poetica complessa e raffinata, spesso incentrata su temi sociali e politici, ma anche sulla vita quotidiana e le emozioni umane. Le sue canzoni sono caratterizzate da melodie originali e arrangiamenti innovativi, che spaziano dal folk al rock progressivo. Tra i suoi album più importanti ricordiamo "Il pescatore", "La terra dei cachi", "Non ho paura" e "Anime morte". De André ha collaborato con numerosi artisti, tra cui Paolo Conte, Francesco De Gregori e Carmen Consoli. La sua musica ha influenzato generazioni di cantautori italiani e continua ad essere apprezzata per la sua profondità e originalità. Alcuni dei suoi brani più rappresentativi sono: "La canzone del sole", "Il pescatore", "Sotto il segno di Marte", "Don Chisciotte".
Iniziamo questo 2022 ricchi di pensieri positivi, auguriamoci davvero che possa essere la svolta per un nuovo inizio, dopo i due disastrosi anni appena trascorsi. Ho deciso perciò di scegliere come tema di questo nuovo articolo l'amore, quello che nonostante le difficoltà decide di restare, quello che sceglie di assumere nuove forme
"Dai diamanti non nasce niente..." così citava una delle più amate canzoni di Fabrizio De Andrè "Via del campo", condivido a pieno il pensiero di uno dei miei cantautori preferiti, ma sembra che il mondo faccia orecchie da mercante. La pietra preziosa
Quando si sta in casa tra la noia e l'alienazione, Youtube può essere una manna dal cielo per intrattenersi con fenomeni parastatali. In questo caso vogliamo sottoporre alla vostra attenzione alcuni cantanti che si sono cimentati in cover di brani italiani, con risultati di dubbio gusto.
L'11 gennaio 1999, all'età di 59 anni, lasciava questa terra Fabrizio De Andrè, non prima di essersi regalato l'immortalità con le sue canzoni. In questo esercizio della memoria vogliamo ricordarlo attingendo dal suo archivio le frasi più belle.
Apparentemente sicuri, perfettamente a loro agio di fronte a qualsiasi platea, i cantanti nascondono un segreto: anche loro hanno paura.
Mercoledì 27 e giovedì 28 maggio arriva al cinema Faber in Sardegna & L'ultimo concerto di Fabrizio De Andre'. Il documentario,
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Da qualche parte nel mondo i Blue si sono riuniti davanti a uno schermo per vedere l'esibizione di Sal Da Vinci che canta "Per Sempre Si".
Il Codacons ha accusato Dargen D'Amico di fare pubblicità occulta al marchio dell'Aperol per via di un fiore arancione esibito durante la sua performance al festival di Sanremo 2026.
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L'inno di Mameli cantato da Laura Pausini in occasione dei Giochi Olimpici Invernali non smette di far discutere. Non è un caso isolato.
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La storica band mod torinese Statuto ristampa due classici della propria discografia, a partire da venerdì 13 febbraio saranno infatti disponibili per Sony Music gli album "Tempi Moderni" del 1997 e "Riskatto" del 1999. Il primo pubblicato originariamente nel 1997 torna oggi in versione doppio vinile 180 grammi e CD. "Tempi Moderni" contiene 12 canzoni in puro stile "brit e power pop" con ricchi arrangiamenti chitarristici e orchestrali, ammiccanti alle migliori produzioni di