Era autista d'autobus, linea Mestre Venezia, la lunga strada che in laguna inizia
per trasportare signore un po' dimesse con fermate giuste a scadenze fisse
Una linea utile, anche panoramica, in abbonamento, pure economica
con sedie poco comode in verità, che porta al lavoro chi ancora ce l'ha
Quel giorno si svegliò determinato, dopo una notte insonne era motivato
alla rimessa salì senza timbrare, accese il bus per farlo riscaldare
I colleghi in crocchio a parlar di calcio, le colleghe in bagno a parlar di muschio
Lui sgommò deciso e uscì nello stradone, prima fermata: dodici persone
Non era "La locomotiva", non era la mote del Che,
da dietro si leggeva Bus "Ecodiesèl"
Seconda fermata, due operai, tre commesse, quattro bottegai
Terza fermata, gli invisibili: cinesi, cingalesi, rumeni irreperibili
Quarta fermata, la vecchina simpatica, pagata dal comune per fare polemica
con chi non vuole darle il posto, anche se malato, monco o indisposto
Fu allora che l'autista iniziò a cambiare, la sua guida divenne non proprio esemplare
Quando saltò la quinta fermata non ci furono reazioni dalla gente appiedata
poteva esser stata una scelta spontanea, un errore dettato da un cambiamento di linea
Ma quando accelerò e corse all'impazzata, la vecchina era già in po' preoccupata
Non era "La locomotiva", non era la mote del Che,
da dietro si leggeva Bus "Ecodiesèl"
Fu allora che salto l'ennesima fermata, i mugugni dei trasportati ebbero un'impennata:
"scusi sa, dovevo scendere, non vede che ha saltato?"
Non rispondeva, era muto e divertito
Aveva ormai oltrepassato il delicato confine tra il sogno e le realtà quotidiane
Noi tutti un po' stupiti da un gesto inconsueto, creiamo già dei miti: "l'autista liberato"!
Ma presto ci scontriamo con una certezza, che ai tempi nostri l'eroe un po' puzza
Quando un operaio, un cinese e la vecchietta lo immobilizzarono con astuta stretta
lo fecero salire su una auto della polizia, tutti pensavano ad un gesto di follia
Lui non si scompose e con sguardo lontano, dichiarò alla stampa:
"voglio correre in formula uno"
Non era "La locomotiva", non era la mote del Che,
da dietro si leggeva Bus "Ecodiesèl"
Banda Putiferio è un gruppo musicale e teatrale italiano attivo da oltre una decade. Conosciuti per il loro approccio laborioso alla diffusione dei progetti, hanno sviluppato un'estetica che mescola musica, teatro e performance, definita come "contaminazione" in ambienti culturali più tradizionali. Il collettivo ha collaborato con artisti provenienti da diversi ambiti, tra cui Antonio Rezza e Flavia Mastrella, Bebo Storti, Dario Fo e Franca Rame, Ivano Marescotti, Lucia Vasini, Roberto Brivio, Roberto "Freak" Antoni, Andrea G. Pinketts, Daniele Sepe, David Thomas, Lia Celi, Mauro Ermanno Giovanardi, Michele Serra, Nicoletta Vallorani, Steve Piccolo e molti altri. Le quattro produzioni discografiche ed editoriali del gruppo hanno dato vita a un vero e proprio "Collettivo Putiferio", che ha visto la partecipazione di una vasta gamma di artisti. Oltre a diversi riconoscimenti, Banda Putiferio è stato segnalato come gruppo "Antimafia" dal Festival "Musica contro le mafie". Tra i brani più rappresentativi si possono citare: *La Canzone del Coccodrillo*, *Il Canto della Lumaca* e *L'Inno alla Follia*.
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