È una notte in Italia che vedi
questo taglio di luna
freddo come una lama qualunque
e grande come la nostra fortuna
la fortuna di vivere adesso
questo tempo sbandato
questa notte che corre
e il futuro che arriva
chissà se ha fiato.
È una notte in Italia che vedi
questo darsi da fare
questa musica leggera
così leggera che ci fa sognare
questo vento che sa di lontano
e che ci prende la testa
il vino bevuto e pagato da soli
alla nostra festa.
È una notte in Italia anche questa
in un parcheggio in cima al mondo
io che cerco di copiare l'amore
ma mi confondo
e mi confondono più i suoi seni
puntati dritti sul mio cuore
o saranno le mie mani
che sanno così poco dell'amore.
Ma tutto questo è già più di tanto
più delle terre sognate
più dei biglietti senza ritorno
dati sempre alle persone sbagliate
più delle idee che vanno a morire
senza farti un saluto
di una canzone popolare
che in una notte come questa
ti lascia muto
È una notte in Italia se la vedi
da così lontano
da quella gente così diversa
in quelle notti
che non girano mai piano
io qui ho un pallone da toccare col piede
nel vento che tocca il mare
è tutta musica leggera
ma come vedi la dobbiamo cantare
è tutta musica leggera
ma la dobbiamo imparare.
È una notte in Italia che vedi
questo taglio di luna
freddo come una lama qualunque
e grande come la nostra fortuna
che è poi la fortuna di chi vive adesso
questo tempo sbandato
questa notte che corre
e il futuro che viene
a darci fiato
Eugenio Finardi (nato il 16 luglio 1952) è un cantautore, chitarrista e tastierista italiano. Considerato uno dei pilastri della musica italiana degli anni '70 e '80, Finardi ha saputo coniugare melodie orecchiabili con testi introspettivi e spesso impegnati. La sua carriera si è sviluppata tra il rock progressivo, la cantautorato e l'elettronica, influenzando generazioni di musicisti. Tra i suoi brani più celebri figurano "La mia banda suona il pop", "Io non ho paura", "Non c'è niente da fare" e "Senza un perché". Finardi ha collaborato con artisti come Francesco De Gregori, Lucio Dalla e Roberto Vecchioni, contribuendo a definire l'identità musicale italiana di quel periodo.
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